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intervista Cortoindanza 2022Anthony Mathieu
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Il ballo perduto

Reportage fantartistico sul festival Cortoindanza 2022, Cagliari
a cura di Antony Mathieu

« […] a story signed by those who danced wordless before God »  Ilya Kaminsky

Personaggi:

 

Mamma Grezza
Il Maestro
Babbo Monello
Ciccio Pallina e la sua squadra
Il cantastorie
Destra e Sinistra
Le signore dell’ingresso
La gente che danza : i frutti
La gente che pensa : gli accademici

 

Qualsiasi somiglianza con fatti, scenari, organizzazioni o persone, viventi o defunte, veri o immaginari, è del tutto casuale.

Tutto inizia cosí : M O V I M E N T O andare da una parte all’altra liberi aggrappati resistendo lentamente non tornare indietro sparare in alto accento ! poi lasciare la mano e portarla giù tempo lanciare la testa lasciare immaginare andare da dietro insieme tutte le spinte portano lì la testa deve andare non solo su e giù devi resistere il cuore deve venire con te devi sporcarti non solo le mani non solo l’anima insieme devono andare tempo puoi saltare non pensare di rimanere su la caduta deve essere un tiro non piccolo uno che fa male alle orecchie tieni la mano sull'aria non sugli occhi bandiera bianca ossa nere una sola lotta quella che c’è davanti a te piccola piccola piccola con delirio di grandezza Una farfalla passa e si avvolge intorno ai miei piedi. Ballando. La farfalla bottina e, tra ogni fiore, invece di camminare dritta, di prendere il percorso più diretto da un fiore all'altro, inventa, disegna, gioca, a costo di tornare indietro, a costo di perdere tempo, a costo di dimenticare di bottinare, dimenticare di fare, dimenticare che alla fine del giorno morirà. La farfalle molte volte è accompagnata da un’altra farfalla, quasi identica, specchio una dell’altra. Il corpo dell'altro. L'odore dell'altro. Il sudore appiccicoso. Ore e ore a dondolarmi da un piede all'altro. E così via fino alla farfalla. Facciamo la lista di tutte i balli che hanno incrociato la mia strada tra il mio punto di partenza e la scena del crimine. La farfalla e poi gli alberi. All'arrivo al porto c'è un dolce vento estivo che soffia. Tutti si godono l'occasione. C'è anche un bar molto carino pieno di reperti strani, fiori, ombrelli di mutandine e reggiseni (sapete che siamo passati dal corsetto al reggiseno per lasciare i fianchi liberi e così permettere alle donne di ballare meglio il ballo). Il ballo è una liberazione. Aspettiamo il prossimo ballo, concentriamoci su questo, i balli, quelli di tutti giorni, non quelli che sono previsti in anticipo con ora, luogo e pubblico, se non quelli che non si chiamano, non si trovano, sino a che si incontrano tra due fiori. La farfalla, gli alberi, il vestito. « Your dress waving int the wind. This is the only flag i love. » Garous Abdolmalekian Il ballo perduto è un ballo perduto da qualche parte tra terra e mare. La barca che collega il ballo alla terraferma non balla. Passa da un fiore all'altro in linea retta. Se le barche si comportassero come le farfalle sicuramente il mondo sarebbe diverso. Non ci sarebbe più una destinazione ma solo il piacere di muoversi. Ma no, fanno una splendida linea retta che conduce direttamente alla scena del crimine. Osservare, non farsi un’opinione, non pensare, solo osservare. Improvvisare l’osservazione, non essere niente di più che un baratolo che contiene informazioni, che accumula nella sua pancia, le digerisce e giorni dopo le restituisce al mondo sotto forma di marmellata. Dov’è lo spazio per raccontare una storia ? Per condividere, non solo mostrare. Magari è questo che fa la differenza. Mostrare o condividere. La storia nasce da questa differenza. Senza condivisione non c’è storia, c’è solo un buco profondo e scuro chiamato ombelico. I bambini si nascondono per vedere meglio, ascoltare meglio, sentire meglio tutto quello che gli adulti pensano che non sia adatto per loro. Il migliore posto per vedere il mondo non è il palco scenico ma sono le quinte. Da li si possono vedere tutti i trucchi del mestiere dell’uomo. Sulla barca c'è un «bar dancing» con una grande pista da ballo e un gran impianto audio e luci. Però non c’è musica, né luci, né ballo. Sembra un parco giochi gigante abbandonato dai vivi. Dopo un pò inizia a suonare una musica. Due bambine si mettono a ballare subito. Gli adulti, tutti seduti, li guardano. Fanno anche delle foto dal ballo, cercano di fissare il movimento. Fissare il movimento. Pensate. Arrivati nel porto. Industriale. In linea retta. La barca ci lascia di fronte a una montagna di roccia. Qui sono i camion che ballano. Caricando e scaricando incessantemente come le farfalle. In mezzo si intrufolano i turisti e qualcuno che cerca il ballo perduto. Al Ballo perduto ci sono molti personaggi, cercherò di descriverveli tutti perché, alla fine, al Ballo perduto ciò che conta non è il ballo ma chi lo fa. Il ballo galleggia come una nave alla deriva in mezzo a delle nuvole grosse e grigie. Si lascia trovare solo da chi mostra un pezzo d'anima. Anche un piccolo pezzo è sufficiente per convincere Mamma Grezza ad aprire la porta del ballo perduto. Mamma Grezza è la maestra del ballo perduto. Il Maestro lui è l'anfitrione. Il Maestro ha scarpe gigantesche che gli permettono di fare passi da gigante. È l'unico modo per attraversare il suo dominio, dentro fuori, e soddisfare tutti i suoi ospiti. Vede tutto e tratta ogni ospite come un principe, è in grado di mantenere allo stesso tempo tre discussioni a tre tavoli diversi. Nell ballo perduto suonano fisarmoniche giganti che usano quattro braccia per riprendere fiato. Si mangia su dei tavoli giganti pieni di pane che scrocchia e di vini sconosciuti pescati dal Maestro. Spesso ci si innamora ballando al ballo. Il ballo perduto è una festa estiva, dietro l’angolo, tardi, di notte, all'ora e nel luogo dove non è più necessario credere in qualcosa perché c’è tutto a portata di mano. Tutto inizia con Ciccio Pallina e la sua squadra. Loro si dedicano a costruire e distruggere. Sotto il sole di un giorno di festa o nel freddo di una notte di disperazione costruiscono e distruggono. A loro piace propio. A volte montano edifici giganti per il piacere di altri e a volte passano ore a decidere se una pietra va a destra o a sinistra - si disequilibra una misteriosa armonia conosciuta solo da loro. Ciccio Pallina flotta a una velocità sonica, ha un cappello di vacanza e una barba gigante. Un dettaglio importante: a lui gli piace tanto mangiare e quando mangia è l'unico momento che tutto si ferma. Tutto si ferma a parte Mamma Grezza. Lei non si ferma mai. È viva, viva come una balena di Mirissa. Si occupa di tutti. Per questo si chiama Mamma. Fa tutto e anche di più. E anche per questo Mamma è il suo nome. Mamma Grezza. Ha tre vestiti, uno nero, uno rosso e uno con i fiori. Quello nero per il primo giorno, quello rosso per il secondo e per il terzo quello con i fiori. Tre giorni dura il piccolo ballo perduto. Tre giorni che sembrano un anno. La squadra di Ciccio e composta di altri come lui, ma senza la barba. Lavorano giorni e notte, non smettono mai di lavorare. Anche quando si riposano stanno lavorando. La loro danza è nascosta. Nessuno li guarda e a loro va benissimo così. Il cantastorie lui si li guarda, gli piace vedere le storie che non vogliono essere raccontate, vagabonda nel ballo perduto e si occupa di riciclare i pezzi caduti a terra. Sempre discreto, nascosto nell’ombra, c’è Babbo Monello. E il costruttore. Galleggiamo tutti sulla sua zattera, un famoso tre alberi, splendido, imponente, capace di resistere a tutte le tempeste, alle sirene, agli squali e al mostro a tre teste che sono ieri, oggi e domani. Babbo Monello è diviso in due parte. Una parte è partita in viaggio perché ha tante cose da fare. L’altra è rimasta qua a osservare. Babbo Monello trova gli esseri umani belli e gli piace contemplare la loro tenera inquietudine. Si fa delle passeggiate tra la gente. Alla gente che danza canta delle canzoni, vicino, vicino, più vicino non si può. A quelli che non danzano dice di danzare, poichè rimanere seduti non fa bene al cuore, si può fare una cosa bella che è come una comunione, un’esaltazione, che è danzare insieme. Destra e Sinistra vanno avanti indietro senza mai fermarsi. Quando si fermano dormono. Quando si svegliano tutto ricomincia uguale. Solo che a volte vanno anche da dietro in avanti, a volte vanno insieme e altre volte in direzioni opposte, a volte rifanno lo stesso decine di volte. Avanti, indietro, avanti, indietro, avanti, indietro, e così portano la gente da un posto all’altro. La loro corsa è come una danza strana che corre dietro i loro piedi. Ci sono anche le donne dell’ingresso. Loro sono due e non possono essere di più. Non perché non c’è posto, ma perché non c’è più nessuno che ha il coraggio di fare quello che fanno: vigilare le entrate e le uscite. E questo e un lavoro molto faticoso nel ballo perduto perché durante tre giorni, ma anche prima e dopo, non smettono mai di entrare e uscire tante cose. Dopo c’e il gruppo di gente che danza. Loro cadono ogni anno da un albero gigante. Frutti pieni di succo, di profumi e sapori. Sono qua per danzare e hanno nomi, nomi come delle persone vere che hanno una vita vera. Sono dei nomi in movimento. Anime. A volte, sulla strada, si interpongono centinaia di ostacoli che fanno sì che il nome sparisce dietro altri nomi, titoli, sottotitoli, numeri, castelli di carte. Ognuno di questi elementi è un nuovo elemento che si appiccica sul nome originale. Dov’è l’anima ? Dietro. Mai davanti. Troppo pericoloso. Quindi uno deve frugare. Chi non fruga non trova e chi non trova si perde. C’è uno che dice: «Quando vediamo passare i fenicotteri non sentiamo la necessità di applaudire » E, per finire, c’è il gruppo di gente che pensa. Loro sono come uno stormo di storni, si muovono sempre insieme, tra la gente, si separano, si riuniscono, si riconoscono. La loro danza è silenziosa. Appaiono, si siedono e pensano (devo dire che mangiano e anche bene). Tutti gli altri uccelli tacciono per non disturbare. Quando hanno finito di pensare spariscono discretamente. Il ruolo della gente che pensa è molto importante, sono come una specie di accademia, i guardiani del linguaggio. La guerra è dappertutto, ma la nostra vita sembra un piccolo rifugio indifferente al mondo, e il mondo è pieno di mille piccoli rifugi che lo fanno sembrare un carcere gigante. Che succede se quando ballo penso che nello stesso tempo c’è qualcuno che non sta ballando? Che succede ? Si trasforma? Il ballo è una festa in cui le persone si riuniscono per ballare e dimenticare le guerre tutte è un posto dove le persone si toccano si guardano e ballano un ballo assassino non un ballo che aggiunge uno strato a tutti gli altri strati una ballo che toglie tutti gli strati come nella solitudine di un cesso una piccolo ballo che mostra la grandezza non un gran ballo mozzafiato che nasconde che occupa tutto il posto e mette l'altro in galera Un ballo a cui non va nessun numero solo lo zero come uno spioncino sull'anima un ballo che tradisce la nostra copertura che passa alla luce ultravioletta la scena del crimine il corpo. Finalmente c’è il mare. Il mare ha un ruolo di sottofondo, mantiene il ritmo, balla senza sosta. Balla con il vento, anche lui instancabile. E io, chi mi farà ballare? Ballare da solo va bene, ma ballare in due è meglio e ballare tutti insieme è divino. Nessuno dovrebbe guardare qualcuno ballare, guardare ballare è triste triste triste, è come arrendersi. Nessuno dovrebbe stare seduto sulla panchina. La panchina è per chi pensa: "Ho ballato abbastanza, ora tocca agli altri". Ma non si è mai ballato abbastanza, perché ogni giorno porta con sé il suo dolore e il ballo è un buon modo per portarlo. Questo dolore. Altrimenti non si smette di caricare delle pene, si accumulano delle pene, si fanno grandi cumuli di pene fino a che ad un certo punto anche il ballo più folle di tutte i balli assassini è disarmato di fronte a questa montagna gigantesca di pensieri contorti, di sconfitte nascoste e di sogni soffocati. E più facile di quello che sembra, normalmente non dovrebbe richiedere alcuno sforzo. Ballare non è sentire il corpo, e sentire il mondo che c’è intorno a questo corpo. Il crimine è consumato. Siamo tutti colpevoli e innocenti. "Se avete ascoltato le voci dei violini come le sentivamo noi, adesso stareste in silenzio e non avreste l'imprudenza di credere che state ballando. Il ballo è un ricamo, è un volo,è intravedere l'armonia delle stelle; è una dichiarazione d'amore... Il ballo è un inno alla vita." Federico Fellini – La voce della luna